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domenica 9 febbraio 2014

ANTONELLO CRESTI: Le grida contro Di Battista, Cristicchi e Fusaro. E' la morte del pensiero libero, bellezza!



C’è un filo rosso che unisce le provocazioni di Daria Bignardi sul “padre fascista” del parlamentare 5Stelle Alessandro Di Battista, la “cacciata” del cantautore Simone Cristicchi, reo di aver ricordato gli esuli istriani, le scomposte reazioni al fatto che un giovane filosofo marxista (Diego Fusaro) vada ad esporre le proprie idee presso Casa Pound… No, non è tanto l’antifascismo in assenza di fascismo inteso come fenomeno storico (sul quale torneremo) il minimo comune denominatore che lega tutti questi fatti recentissimi, ma qualcosa di ben più profondo, ossia il dispregio della posizione di assoluta rilevanza che le idee dovrebbero avere all’interno della società degli uomini. Una disistima che si accompagna, è evidente, con la sistematica mancanza di autostima nei confronti dell’individuo e del suo libero arbitrio, e che non può non comportare catastrofi a catena…

Speghiamoci meglio: in molti si sono scandalizzati per l’insistenza con cui Daria Bignardi ha sollecitato Di Battista sulle idee politiche del padre, dimostrando  così di aver talmente poco chiaro il senso di quelle domande e il peso della vera offesa, da reagire utilizzando la stessa moneta (la Bignardi è sposata col figlio di un condannato, si è detto…). Ciò che però dovrebbe interessare è interrogarsi sul senso profondo di questa operazione: esiste una giustificazione razionale per cui una persona debba discolparsi delle idee di un parente, di un amico, di un conoscente? E’ ovvio che no, che questo è un assoluto paradosso che deve esser rispedito al mittente. La vita di una persona individuata, difatti, dovrebbe procedere verso l’emancipazione dal proprio contesto di riferimento, abbracciando o rifiutando serenamente ciò che proviene dalla propria famiglia. Da questo punto di vista le idee politiche, gli interessi culturali di una madre o di un padre non sono più importanti di quelli di un anziano che ti chiede il posto sull’autobus! Ecco allora che ogni volta che ci vengono rivolte certe domande che non ci riguardano personalmente bisognerebbe semplicemente sorridere e invitare a rivolgersi al diretto interessato, se la questione interessa davvero…

Spostiamoci quindi sulla questione Fusaro e sulle urla da stadio che la sua futura partecipazione ad un incontro presso Casa Pound hanno sollevato (e solleveranno). Anche dietro a questi fatti si cela un simile deprezzamento del concetto di indipendenza culturale, riassumibile in due grandi cortocircuiti di pensiero: il primo è quello secondo il quale si debba interloquire solo con chi la pensa come noi. Partendo dal fatto che è auspicabile che non esistano due persone al mondo che siano perfettamente sovrapponibili nelle idee, mi si dovrebbe spiegare che senso avrebbe il confronto, il dibattito  se concepito esclusivamente tra simili… L’intellettuale dovrebbe sempre avere una vocazione maggioritaria nei confronti del suo pensiero, non rinchiudersi in un ghetto e tentare di convincere chiunque della bontà di ciò che dice, mai abdicando alla sua integrità. Purtroppo al giorno d’oggi abbondano casi opposti, ovvero ideologi purissimi dal punto di vista degli interlocutori che privilegiano e lerci dal punto di vista dell’asservimento alle dinamiche di convenienza e di potere. Tornando però sul punto, immaginate di essere un cantautore e di scrivere una canzone su dei fatti accaduti in Mozambico, che solo i lettori di “Internazionale” conoscono. Ebbene, da artisti, vorreste che la vostra canzone fosse ascoltata solo da costoro o vorreste che la ascoltassero anche e soprattutto coloro che sono distanti dal vostro mondo di provenienza? Credo sia inutile aggiungere altro…
Ma l’isteria di fronte ad un “marxista” che va parlare ai “fascisti del terzo millennio” cela ancora un’altra tara terribile ovverosia quella secondo cui  un intellettuale debba esser giudicato (vedi sopra) per le sue frequentazioni o, ancor peggio, per retropensieri mai esposti. Ebbene, poiché la produzione di un intellettuale consiste in scritti e discorsi, si tratta, molto più semplicemente di giudicare quelli. Niente altro. Ecco perché, ad esempio, il mio giudizio molto critico su Adriano Sofri, giudizio basato sul suo pensiero e sulla sua evoluzione culturale, non ha alcun bisogno di nutrirsi sul richiamo ai fatti del suo passato (che pure è suo e solo suo…). Giudico le sue idee, e ciò basta.

Inutile infine girarci attorno, in tutti questi casi aleggia anche lo spirito dell’antifascismo militante. Personalmente credo che la parabola attuale di questa categoria sia ben descritta dai parlamentari PD che gioiscono per i 7,5 miliardi di euro regalati alle banche cantando “Bella Ciao” (azione che personalmente, pur non amando la retorica resistenziale, mi ha offeso profondamente), ma per essere più argomentativi è evidente che – sempre in assenza di una propria autonomia di giudizio e di pensiero – questa forma di antifascismo è solo il refugium peccatorum di chi, nei fatti, appoggia ogni forma di totalitarismo, economico, sociale e culturale, presente nella società di oggi. Occorrerebbe, anche qui, emanciparsi da queste ipocrisie e se proprio si vuole ancora parlare di antifascismo nel 2014, bisognerebbe rivolgere questa istanza di liberazione (che sotto la dittatura, bene ricordarlo, fu sacrosanta e alla quale occorre dimostrare riconoscenza sempiterna) ai veri pericoli per la democrazia di oggi… Insomma, verso quelli che l'altro giorno cantavano “Bella Ciao”, per intendersi. Miracoli della postmodernità, ma per capirlo bisogna essere indipendenti e l’indipendenza, dai genitori, dagli amici, dail contesto sociale, fa ancora tanta, troppa, paura!

6 commenti:

  1. Sul fatto che Fusaro partecipi ad un incontro presso Casa Pound, vorrei dire che sono d'accordo che non ci si debba autoincensare cantandocela e suonandocela da soli, e che non ci si debba chiudere nel ghetto delle proprie convinzioni. Però a Fusaro una domanda gliela farei. Gli chiederei che cosa si aspetta? Cioè, al netto di quella che è l'essenza dell'estremismo di destra che la Storia e il presente ci hanno abbondantemente messo sotto gli occhi, qual'è il motivo di questo confronto? Cercare di capire le ragioni degli altri oltrepassando gli steccati delle nostre ideologie in un sussulto di compenetrazione empatica verso chi è agli antipodi? Un esperimento socio-politico? Qual'è il motivo? E sopratutto che cosa si aspetta?

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    1. Qualsiasi dubbio (o critica anche feroce) nel merito è ovviamente benvenuta! Fusaro non ne trarrà niente da questo incontro? Possibilissimo! Grazie per il contributo.

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    2. "La Storia(?!) e il presente(?!) ci hanno messo abbondantemente sotto gli occhi(?!)"
      Concordo con l'abbondantemente sotto gli occhi :-)
      Gli"antipodi"sono lo specchio di ciò che non si vuole vedere di sè.
      Forse Fusaro è solo troppo intelligente o ardente di semplice verità,anzichè di giochetti e di alleanze,per rinchiudersi dentro i soliti steccati ideologici(e le solite proiezioni :)

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  2. Forse qualche aspirazione ce l'avrà. Ad esempio al Potere, quello, vero, gli potrebbe scocciare un sacco, maproprio un sacco, che si possano avvicinare, o unire forze , idee, pensieri, progetti, che il Potere stesso si cura "con ogni mezzo"a tenere separati....

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  3. dogmi, dogmi, dogmi. com'è lontano Voltaire........sento odor di Bibbia...delle sue maledizioni fino alla settima generazione, dell'inquisizione cattolica. Bisogna avere il coraggio di parlare e confrontarsi con tutti; troppo facile belare nel gregge. Chi ha le idee chiare, o ritiene di possederle, ha il dovere morale di confrontarle e divulgarle, con chiunque glielo permette.

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