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lunedì 16 dicembre 2013

ANTONELLO CRESTI: LA CULTURA UNDERGROUND E IL TABU' DEL SACRIFICIO UMANO





Per oltre duemila anni il grimaldello ideologico di cui si è servita Madre Ecclesia per vantare una supposta superiorità morale sulle culture da essa sradicate per realizzare il proprio dominio in terra è stato quello del sacrificio umano. Si è detto e ripetuto che nessuna pratica cristiana ha mai praticato una simile barbarie in circostanze rituali… L’affermazione è assolutamente corretta, ma forse occorrerebbe fare qualche riflessione aggiuntiva per capirne la reale portata: innanzitutto non si capisce cosa renda meno deprecabile la violenza “ideologica” dei Tribunali di Inquisizione e delle Crociate rispetto a quella “rituale” dei sacrifici, ma poi, siamo così certi che il paganesimo prevedesse il sacrificio di esseri umani? Per quanto riguarda la storia delle religioni precristiane che hanno percorso l’attuale suolo europeo, non esiste ad esempio nessuna evidenza documentaria e si tratta di una ipotesi percorribile come mille altre, ma niente più. Inoltre perché si dovrebbe tacciare di disprezzo della vita il paganesimo, una multiforme filosofia spirituale che allude chiaramente ad una realtà popolata di Dei in ogni sua manifestazione e che si basa sulla celebrazione della vita? Chi ha fatto della morte, del martirio, della sottomissione un feticcio sono casomai il Cristo e i suoi esegeti! Restiamo ai fatti dunque, e se di quelli si parla l’idea del sacrificio umano è presente nella cultura pagana come in quella cristiana esattamente nella stessa maniera, ossia simbolicamente. Sappiamo infatti benissimo della idea di “transustanziazione” con cui avverrebbe la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue”, ma il folklore popolare, diretta emanazione della spiritualità precristiana, è altrettanto chiaro ed esplicito. E potrebbe sorprendere il fatto che una antica ballata anglosassone, resa poi celebre da gruppi come i Traffic, “John Barleycorn Must Die”, alluda ad un processo non dissimile, per quanto più funzionale, dalla transustanziazione! In questo caso John Barleycorn, personificazione dell’orzo, deve appunto “morire” per permettere un nuovo raccolto. Se ci limitassimo ad una ottusa interpretazione letterale di questo, peraltro bellissimo, frammento di antica poesia popolare, dovremmo pensare che per permettere un abbondante raccolto sarebbe stato necessario imbonire gli Dei con un rituale sacrificio di un essere umano… Uno scenario questo adatto senza dubbio agli amanti del truculento, meno per chi intende approfondire un simile argomento.
La verità storica dunque ci informa semmai della spiccata propensione alla tolleranza e all’inserimento nel Cosmo propria dei paganesimi cui si contrappose in maniera netta ed inequivocabile il Cristianesimo, religione delle città e non dei “pagus” (ecco spiegato il dispregiativo appellativo che i cristiani dettero a coloro che professavano la fede negli Antichi Dei), che afferma in maniera chiara ed inequivocabile il dominio dell’uomo sulla Natura (come giustamente affermato nel 1967 da Lynn White Jr. “Dio ha concepito tutto esplicitamente a vantaggio dell’uomo e per consentirgli di far regnare la propria legge: non vi è niente, nel mondo fisico risultante dalla creazione, che abbia una ragione di esistenza diversa dal servire gli obiettivi umani [...] Il cristianesimo, soprattutto nella sua forma occidentale, è la religione più antropocentrica che il mondo abbia mai conosciuto [...]”). Tale dominio, inoltre, deve esser fatto valere anche nei confronti di tutti quegli uomini che si opponessero al manifesto Destino del giudeocristianesimo: "Chi non è con me è contro di me." (Matteo 12,30) - "Chi non è contro di noi è per noi" (Marco 9,40).
Non è scopo di questo articolo dimostrare quanto il tipico Dualismo dei Giudeocristiani abbia nuociuto al nostro Pianeta e alla nostra pacifica convivenza, tra individui che pur rivendichino il sacrosanto “diritto alla differenza”, ma semmai fornire un paio di suggestioni positive per alludere al momento in cui la cultura underground ha cominciato ad esser ricettiva verso tali argomenti, rovesciando la favoletta della superiorità morale cristiana. Furono in particolare due opere cinematografiche uscite nello stesso anno, il 1973, ha dare un significativo a contributo nel diradare le nebbie di mistificazione artatamente create in secoli di speculazione. Il cinema, si sa, ha la capacità di plasmare le coscienze e le conoscenze come nessun altro mezzo artistico (lo sanno bene le dittature, USA compresi…) dunque quando tale potenziale si dispiega per svolgere una opera di demistificazione non possiamo che esserne lieti! Ci riferiamo dunque a "Penda's Fen" diretto da Alan Clarke e scritto da David Rudkin  ed al capolavoro di Robin Hardy “The Wicker Man”. Entrambi spacciati per pellicole horror (un sottile metodo per censurarne i reali scopi…)  questi due film creano abilmente un parallelismo tra la “logica, razionale, illuminante” visione cristiana e quella, “barbarica e arretrata” delle culture tradizionali con il risultato che chiunque segua la storia proposta senza pregiudizi non potrà non convenire sul fatto che l’unica assurdità imperante è proprio quella cristiana! Ovviamente “illuminismo” e “paganesimo” sono categorie inconciliabili, ma il paradosso è che anche utilizzando la bussola della ragione difficilmente la predicazione del Cristo assume una forma di primato… Per riassumere la questione brutalmente, e rifacendoci proprio ad uno dei tanti azzeccati momenti di “The Wicker Man” perché mai dovremmo ritenere più “logico” che la Madonna sia stata impregnata da uno Spirito Santo e non che la forza vivificante del fuoco renda più fertili le donne?
Queste due pellicole inoltre affrontano anche lo spauracchio del sacrificio umano, tema che rischierebbe di invalidare il loro proposito; in “Penda’s Fen” la questione è ancora sfumata e la valenza simbolica sacrificale è ancora assolutamente centrale ed esteticamente onirica,  ma “The Wicker Man” si conclude con la spettacolare scena di un reale, fattivo rito sacrificale. Ebbene, il plot narrativo è così ben trattato da far apparire, quantomeno, questa forma di violenza meno insensata di altre. Dunque, in tutta onestà, non crediamo proprio che il paganesimo abbia avuto bisogno di immolare vite umane ai propri Dei, ma se davvero l’avesse fatto, avrebbe almeno avuto la capacità di ravvedersi e di trasformare tali azioni in maniera simbolica, come dimostra senza eccezioni tutta la storia del folklore che ci è dato conoscere. Peccato non poter dire lo stesso di chi ancora oggi ci insegna la giusta morale e la giusta idea di fratellanza…

2 commenti:

  1. Davvero interessante. Il problema dell’antropocentrismo nel Cristianesimo rimane decisivo.

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